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Palazzo d'Azeglio PDF Stampa E-mail

Palazzo d'AzeglioLa Fondazione Luigi Firpo ha sede a Torino, nell’antico e prestigioso Palazzo d’Azeglio, di cui condivide gli spazi con altre istituzioni culturali: la Fondazione Luigi Einaudi, il Centro di Studi sul Giornalismo “Gino Pestelli”, il Centro di Studi Luca d’Agliano. Il palazzo è di proprietà della Fiat che generosamente ne concede l’uso a titolo di comodato gratuito.
Una ricostruzione minuziosa e erudita della secolare storia della residenza porta la firma di Luigi Firpo e apparve nel 1970 con il titolo Palazzo d’Azeglio, una dimora signorile della vecchia Torino negli “Annali della Fondazione Luigi Einaudi”.

Il Palazzo sorse all’interno del perimetro del secondo ampliamento della città di Torino, quello voluto nell’area urbana orientale da Carlo Emanuele II e delineato da Amedeo di Castellamonte nel 1673. Fu Michelangelo Garove a progettare per il marchese Giuseppe di Marolles, primo scudiere ducale e luogotenente colonnello del reggimento Guardia, una casa signorile di gusto francese, del tipo entre cour et jardin, anche in considerazione dell’area disponibile, che ha forma di rettangolo fortemente allungato.
Il contratto con cui il Marolles affidava al capomastro Giovan Battista Mariano di Valsolda i lavori di costruzione del palazzo porta la data del 27 giugno 1679.
Poco dopo la morte del Marolles, avvenuta nel 1691, le sorelle superstiti vendettero la proprietà a un Roero, il conte Baldassarre Filippo di Sciolze. Era il 1697.
Dopo un’ottantina d’anni, nel 1778, l’edificio fu ceduto al marchese Ludovico Giuseppe Arborio di Gattinara e di Breme, conte di Sartirana, ricchissimo feudatario destinato a una brillante carriera diplomatica in nome del re di Sardegna, ma anche a importanti riconoscimenti da parte del governo napoleonico al tempo del Regno italico, del quale fu ministro dell’Interno dal 1806 al 1809.
Prima di insediarvisi con la sposa Marianna dal Pozzo della Cisterna, il conte volle attuare grandi lavori di restauro del palazzo, per renderlo più adatto al proprio rango. I lavori furono diretti da Filippo Castelli e le modifiche più rilevanti riguardarono la realizzazione del cortile d’onore sul fronte di ponente e l’apertura dell’accesso principale – in forma di di portone ad arco – sulla nuova fiancata settentrionale. Il complesso rifacimento ebbe conclusione nel 1781. Parti delle decorazioni interne del salone, delle due sale auliche e dell’attigua cameretta appartenenti alla porzione dell’edificio assegnata alla Fondazione Firpo risalgono  a questo periodo. Le dieci tele delle sovrapporte – raffiguranti prospettive di rovine e marine – sono opera del bolognese Gaetano Ottani, operante a Torino dal 1754.
Ma dopo tante modifiche e interventi, già nel 1789 il marchese di Breme cedette l’immobile a Cesare Taparelli (1763-1830), marchese di Azeglio e Montanera, conte di Lagnasco, Genola e Cortendone, per lire 210.000. Nel palazzo, ormai divenuto ”d’Azeglio”, videro la luce tre figli di Cesare: Roberto (1790), Prospero (1793), Massimo (1798).
Nel corso dei primi decenni dell’Ottocento l’edificio non subì modifiche di rilievo.
Cesare d’Azeglio  morì nel 1830, lasciando erede dei titoli e del palazzo il figlio primogenito Roberto. Risale a quell’epoca la veduta pittorica del palazzo di Giuseppe Camino conservata presso la Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino.
Vittorio Emanuele d’Azeglio ereditò la proprietà alla  morte del padre, nel 1862, ma lo vendette quasi immediatamente alla Banca di Credito Italiano, fondata a Torino poche settimane prima e che l’avrebbe ceduta dopo soli quattro anni all’avvocato e finanziere Vincenzo Ceriana, altro esponente della finanza subalpina.
Palazzo D'AzeglioL’anno stesso (1866) in cui acquistava Palazzo d’Azeglio e vi fissava la propria dimora, Vincenzo Ceriana perdette la giovane moglie, Amalia Calandra. La figlia Teresa sposò un giovane patrizio appartenente anch’egli a una famiglia di banchieri, ma dedito alla professione di architetto e alla vita politica: il conte Severino Casana (1842-1912). Egli abitò per un quarantennio nella casa del suocero e probabilmente fu lui a guidare alcuni abbellimenti e modifiche strutturali. Risale ad allora l’allestimento della nuova sala da pranzo, rivestita con una boiserie stile Secondo Impero, arricchita da fregi dorati  e da inserti, nelle pareti e nel soffitto, di piatti di porcellana orientale. La grande sala d’ingresso venne decorata con stucchi che raffigurano trofei musicali e medaglioni. Nel 1872 il Gonin dipinse a tempera il soffitto dell’attuale salone dei convegni rappresentandovi il Sole con le Ore danzanti intorno al suo carro e le quattro Stagioni simboleggiate in vari gruppi di putti attorno al cornicione. In quell’occasione venne anche abbellita la recinzione del giardino a levante, sostituendo il rustico muricciolo con l’elaborata struttura attuale.
Il figlio di Severino Casana e Teresa Ceriana, Carlo, vendette il palazzo al fondatore e consigliere delegato della Fiat, Giovanni Agnelli, che ne fece dono alla figlia Tina (Aniceta), andata in sposa a Carlo Nasi nel 1911.
Anche la famiglia Nasi fece eseguire diverse modifiche agli ambienti: tra le altre la collocazione delle ampie cucine al piano seminterrato e la trasformazione del cortile delle scuderie in autorimessa. Ma la modifica più radicale fu quella operata per volontà di Emanuele Nasi allo scalone principale, che mostrava in passato la comune forma a due rampe e a cui si accedeva dalla parete di fondo dell’atrio. Su progetto dell’architetto milanese Tommaso Buzzi, la vecchia scala venne demolita da cima a fondo, sostituita dalle nuove rampe a forma di doppia spirale incrociata con scalini sinuosi e ringhiera di ferro battuto dorato e dipinto.
Venendo più vicino ai nostri giorni nel 1968 Emanuele Nasi cedette il palazzo alla Fiat che per breve tempo lo trasformò in sede della Fondazione Giovanni Agnelli.
Nel 1970 la Fiat lo concesse alla Fondazione Einaudi in comodato gratuito per farne il luogo delle proprie attività e la sede dell’importante biblioteca.
Dal 1990 anche la Fondazione Luigi Firpo – Centro di Studi sul Pensiero Politico – per analogo atto di generosità da parte della Fiat - ha sede in Palazzo d’Azeglio.

 

 
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